Il ragazzo prima del risultato

Ci sono fotografie che raccontano una stagione. E ce ne sono altre che, molti anni dopo, ti accorgi che stavano raccontando qualcosa di molto più grande.

Una di queste risale al 24 aprile 2013. Sono con Matteo e Michele Franzoso. Siamo sorridenti. Ragazzi, sport, allenamento, futuro. Sopra quella fotografia avevo scritto che lo scopo di un allenatore è saper far sorridere i propri atleti, farli sognare e soprattutto farli divertire, creando motivazione, disciplina e stimoli che un giorno sarebbero diventati obiettivi anche nella vita.

Parlavo delle medaglie che potevano arrivare, ma aggiungevo una cosa che oggi assume per me un significato ancora più profondo: una medaglia non può essere l’unico scopo di ciò che insegniamo.

Non potevo sapere cosa sarebbe accaduto tanti anni dopo. Ma sapevo già quale sport avrei voluto insegnare.

Prima dell’atleta viene la persona

Ho conosciuto Matteo quando lo sport era ancora soprattutto scoperta, crescita, fatica, divertimento e sogno. Ho avuto la fortuna di accompagnare lui e Michele in una parte del loro percorso.

Poi i ragazzi crescono. Cambiano gli allenamenti, aumentano gli obiettivi e le aspettative. Il talento incontra la competizione e, quando si arriva ai livelli più alti, ciò che da ragazzi era anche gioco può diventare professione.

Intorno all’atleta cresce un sistema: allenatori, staff, dirigenti, federazioni, famiglie, sponsor, risultati, classifiche e selezioni. Proprio allora diventa essenziale non perdere la domanda più semplice: dove finisce il risultato e dove comincia la persona? Forse la domanda è persino sbagliata, perché la persona dovrebbe esserci sempre stata: prima, durante e dopo il risultato.

Alessandro Schiasselloni in palestra con Michele e Matteo Franzoso ragazzi
Dal corpo alla mente · Michele e Matteo Franzoso, 2012.

La fiducia è nel gioco

Quando un ragazzo entra nel mondo dello sport consegna agli adulti che lo accompagnano molto più del proprio talento. Consegna tempo, energie, paure, aspettative e una parte dei propri sogni. Soprattutto, consegna fiducia.

La fiducia nell’allenatore, nello staff, nelle istituzioni. La fiducia della famiglia. La fiducia che qualcuno, mentre gli chiede di andare più veloce, più forte e più lontano, sappia anche riconoscere il momento nel quale è necessario fermarsi.

Allenare non significa soltanto migliorare una prestazione. Significa prendersi cura della persona che quella prestazione deve realizzare.

Quando le luci si spengono

Dopo la perdita di Matteo sono state dette e scritte molte parole. È naturale: quando accade qualcosa che ci scuote profondamente cerchiamo spiegazioni, condividiamo ricordi e proviamo a dare una forma a ciò che una forma non sembra averla.

Poi arriva un momento successivo. Le notizie diminuiscono, le condivisioni si fermano, la vita degli altri riprende il proprio corso. È pensando a quel momento che ho scritto: «Io ci sarò quando tutti se ne andranno».

Non significa appropriarsi del dolore di una famiglia. Non significa giudicare e non significa cercare un colpevole. Significa scegliere di non dimenticare.

Alessandro Schiasselloni con Matteo Franzoso adulto durante un incontro di lavoro
Molti anni dopo · la persona, prima e dentro la prestazione.

Perché è nato il libro

«La fiducia nel gioco è in gioco» nasce da questa riflessione. Non vuole essere una sentenza, una perizia o un atto d’accusa. È un memoriale narrativo ed educativo che prova soprattutto a porre domande.

Che cosa significa davvero prendersi cura di un atleta? Quale responsabilità assume un adulto quando un ragazzo gli affida il proprio sogno? Quanto siamo disposti a proteggere una persona quando quella protezione entra in conflitto con una prestazione o un obiettivo? E che cosa rimane dei valori dello sport proprio quando rispettarli diventa più difficile?

Sono domande che riguardano allenatori, famiglie, coach, dirigenti, staff, federazioni e istituzioni. In modi diversi, riguardano tutti noi che viviamo lo sport.

Una frase da conservare

Dopo la presentazione del libro, sul profilo di Matteo è comparso un messaggio: «Tutte le Famiglie di atleti dovrebbero leggere questo libro o forse anche tanti allenatori o forse anche molti dirigenti sportivi…».

Non voglio trasformare quelle parole in pubblicità. Preferisco considerarle per ciò che rappresentano: un invito a continuare una riflessione.

Perché questo libro non è stato scritto contro qualcuno. È stato scritto per qualcosa: per uno sport più consapevole, capace di chiedere molto a un atleta senza dimenticare di proteggerlo.

Messaggio pubblicato sul profilo di Matteo Franzoso relativo al libro La fiducia nel gioco è in gioco
Il messaggio pubblicato sul profilo di Matteo.

Io ci sarò

In una vecchia fotografia sono seduto in palestra con Michele e Matteo ancora ragazzi. In un’altra, molti anni dopo, Matteo è accanto a me, adulto. Sorridiamo e tiene in mano un foglio sul quale abbiamo lavorato.

In mezzo a quelle due fotografie c’è una vita. Ma per me c’è soprattutto una continuità: la persona.

Io ci sono stato. Io ci sono. Io ci sarò. Per Matteo. E per quei ragazzi che continuano ad affidare allo sport una parte dei loro sogni.

Un atleta non è la sua medaglia. Un ragazzo non è un risultato da produrre. Un sogno non è materiale da consumare. E una vita vale infinitamente più di qualsiasi traguardo.