Mi piace definire il lavoro con i ragazzi come quello di un coltivatore. Non si può tirare una pianta per farla crescere più velocemente: si possono creare condizioni, offrire tempo e proteggere ciò che sta nascendo.

Il sogno sportivo appartiene al ragazzo. Genitori, tecnici e coach hanno la responsabilità di distinguere il sostegno dalla pressione e il risultato dal valore personale.

La fiducia cresce nel gioco, attraversando errore, fatica, confronto e soddisfazione. Proteggere un sogno non significa promettere che si realizzerà, ma permettere al giovane di scoprire chi diventa mentre lo insegue.

La prestazione comincia prima del gesto.

Questa è una nuova versione editoriale del contenuto storico, riletta nel linguaggio e nel metodo Sport Mentalist di oggi.